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PANTALICA
Il toponimo Pantalica con il quale oggi si indica la porzione di territorio compreso tra i fiumi Anapo e Calcinara letteralmente “traforato” da 5.000 tombe scavate nella roccia è con tutta probabilità di origine araba e deriva dal termine buntarigah: grotte.
Essa ha una storia lunga alle spalle e presenta un’importanza archeologica oltre che naturalistica. Attualmente è riserva naturale ed è controllata dal Corpo Forestale.
Le testimonianze storiche e archeologiche studiate già da Paolo Orsi e da Bernabò Brea chiariscono che il luogo fu abitato già nel XIII° secolo a.C., dai Siculi. In tale periodo possiamo supporre che gli insediamenti abitativi sulle coste divennero poco sicuri: nuove genti come i Siculi si spingevano verso le coste della Sicilia Orientale costringendo le popolazioni autoctone a spostarsi verso l’interno.
Essi trovarono in Pantalica un posto sicuro ed inaccessibile data la sua configurazione, caratterizzata da vertiginosi baratri rocciosi che calano a picco in una profonda vallata scavata dal corso di due fiumi (Anapo e Calcinara).
Tracce di un antico palazzo fortificato, chiamato “Palazzo del Principe” (Anaktoron), rivelano un tipo di organizzazione sociale e politica simile a quella dei micenei (di tale civiltà pre-greca gli abitanti dell’isola dovevano all’epoca subire l’influenza data la vicinanza dell’insediamento miceneo affacciantesi sul mediterraneo).
Il palazzo dell’Anax è simile ad una cittadella fortificata che si erge su un rilievo dominando la vallata circostante. Intorno al palazzo, scavate nelle pareti rocciose verticali si trovano miriadi di tombe scavate appunto nella roccia. Sono del tipo “ad anticella” con un tetto a forno ed erano chiuse da grandi massi.
I corredi funebri ritrovati in queste sepolture (asce in bronzo, vasi lavorati al tornio, pettini, fibule) sono aggi custoditi al museo archeologico Paolo Orsi .Tra l’ XI° ed il X° secolo la cultura di Pantalica sembra quasi eclissarsi per rifiorire poi nella metà del IX° secolo a.C. A questo periodo appartengono buona parte delle tombe di cui le pareti verticali appaiono densamente scavate.
Si tratta di tombe chiamate “A grotticella” , ossia scavate nella roccia per ricavare camere sepolcrali a pianta quadrangolare e soffitto piano e arricchite di corredi funerari che sono conservati al museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa.
Stanziatisi i Corinzi ad Ortigia, Pantalica subirà un progressivo ed inarrestabile declino quando i siracusani , posseduti da mire espansionistiche allargheranno i propri domini territoriali verso l’interno entrando in collisione proprio con l’abitato di Pantalica. Risale a tale epoca, e precisamente al V° sec. A.C. la costruzione dell’acquedotto Galermi voluto da Gelone, tiranno di Siracusa.
Sconfitti nel 480 i cartaginesi a Imera egli costrinse i prigionieri a scavare l’acquedotto che estendendosi per 30 km, approvvigionava di acqua Siracusa e ancora oggi, dopo 2500 anni è perfettamente funzionante.
Si tratta di un’immane opera ingegneristica, infatti l’acquedotto doveva mantenere una pendenza costante per permettere lo scorrimento delle acque. Il suo interno è percorribile e visitandolo si notano feritoie per la presa d’aria e pozzi per calcolare i livelli di pendenza.
Gli operai scavavano forse usando il metodo del “calcinamento” che consisteva nell’accendere fuochi che rendevano il calcare più tenero.
Il periodo greco è quindi per Pantalica un periodo buio, mentre segnali di ripresa si hanno in epoca bizantina quando il sito offre ricovero alle popolazioni che si ritirano verso l’interno a seguito del sacco arabo di Siracusa (669).
A tale periodo risalgono piccoli nuclei abitativi costituiti da abitazioni raccolte intorno a piccole chiese (chiesetta di san Nicolicchio e san Micidario) o oratori (oratorio del Crocifisso) e viottoli ricavati scavando lungo le pareti rocciose della cava.
Oggi Pantalica, dal punto di vista naturalistico è assai interessante infatti vi si trovano esemplari di flora (orchidee selvatiche, anemoni, oleandri, lentischi, salici e diverse essenze profumate) e fauna oltre affascinanti grotte di tipo carsico come a grotta dei pipistrelli caratterizzata da stalattiti e stalagmiti.
Freschissime acque riempiono ruscelletti e laghetti per chi voglia scendere in fondo alla gola.
Cucina tipica Grotta Monello
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