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VENERE LANDOLINA O ANADIOMENE

Varcando la soglia del museo, la scorsi in fondo una sala, bella come l'avevo immaginata. Le manca la testa, non possiede un braccio; eppure, giammai una figura umana mi apparsa pi stupenda e fascinosa. Non affatto la donna dei poeti, la donna favoleggiata, la donna divina e maestosa, come la Venere di Milo, la donna tale come , come la si ama, come la si desidera, come la si vuole stringere. E' prosperosa, col seno florido, l'anca robusta e la gamba vigorosa; una Venere carnale che quando la si vede , in piedi, naturale immaginarla coricata. Il braccio perduto celava i seni; con la mano rimasta solleva un panno col quale copre, con grazia, i fascini pi intimi. Tutto il corpo fatto, ideato, inclinato per questo movimento, tutte le linee vi confluiscono, tutto il pensiero vi concorre. Questo gesto semplice e naturale, pregno di pudore e di sensualit, che nasconde e mostra, che vela e svela,che attrae e allontana, sembra definire tutti i caratteri della donna sulla terra.

Il marmo vivo. ....... La Venere di Siracusa una donna, ed pure il simbolo della carne........ l'espressione perfetta della bellezza esuberante, sana e semplice......Non ha la testa! E che importa? Il simbolo ne uscito pi completo. E' un corpo di donna che esprime tutta la reale poesia della carezza......La figura di marmo che ho veduto a Siracusa proprio l'umana trappola intuita dall'artista antico: la donna che copre e rivela a un tempo lo stupefacente mistero della vita.

Guy de Maupassant (1850-1893)

Elio Tocco

 

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